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Il punto di vista del trade

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Dal Veneto alla Campania passando per il Lazio: 3 centri ottici con il loro bagaglio di aspettative nei confronti dell’evento milanese, ci raccontano il “sentimento” con cui affrontano l’appuntamento più importante dell’anno.

Il punta di vista del Trade: questa l’intervista per Vision.biz che riporto nella sua integrità, ringraziando Carlo Alberto Brera e il magazine per l’attenzione.

Arianna Foscarini, ottico professionista, gestisce da 30 un punto vendita in provincia di Vicenza ed è la creatrice di Foskap, la prima consulenza d’immagine per occhiali.

Cosa rappresenta per Voi Mido e in particolare l’edizione 2022?

Credo che ogni fiera presenti l’ opportunità di catapultarsi in un mondo in cui non esistono confini. Una vetrina sia digitale che fisica in cui trovare prodotti ma soprattutto relazioni, da creare o consolidare. MIDO è il mondo dell’ottica in ogni sua sfaccettatura in una variante di identità talmente complesse e differenti che risultano difficile da esplorare solo nei tre giorni dell’esposizione. E’ l’occasione per verificare e toccare con mano le ricerche fatte nei mesi precedenti la manifestazione, per farle sviluppare nei mesi successivi Credo che questa edizione rappresenti l’inizio di una nuova era: si delineeranno le strade da percorrere facendo slalom tra i colossi e ammirando i temerari. Ci sarà un alone di incertezza per il futuro, soprattutto veicolata dal probabile aumento delle materie prime e dai tempi di consegna, ma ci saranno anche molte forze focalizzate sulla rinascita, che è nascosta proprio lì, dietro l’angolo e che si svilupperà se si colgono le opportunità di rinnovamento che ogni fiera offre.

Qual è secondo voi il maggior punto di forza di Mido?

Credo che il punto di forza di MIDO sia il suo essere trasversale. E’ una fucina di creatività, innovazione ma al tempo stesso culla della tradizione. E’ un mondo dove può convivere il gigante vicino al topolino. Solo in questo contenitore, una sorta di Babilonia dei tempi moderni, possiamo trovare chi parla la nostra lingua per costruire assieme la torre più alta e più solida protesa verso il futuro.

Con quale approccio partecipate a questa edizione?

Partecipare a Mido è come addentrarsi in un bosco. Conosci il sentiero, conosci i grandi alberi che sono lì da sempre e che ti hanno fatto ombra negli anni passati. Qualcuno di loro è stato abbattuto, qualcun altro ha subito danni o è ammalato. Ma se guardi bene, noterai altri alberelli, fiori o arbusti appena nati. Hanno colori bellissimi: alcuni di loro dureranno poco tempo, altri anni. Ma non li conosci e devi fidarti del tuo intuito per capire se l’anno dopo quando ti addentrerai nel bosco li troverai ancora e avranno ancora gli stessi colori di cui ti eri innamorato. Il mio approccio è di grande stima per i grandi alberi che si ergono verso il cielo, ma di grande curiosità e fiducia nei confronti degli altri alberelli che faticano a trovare la loro radura per crescere sani e forti. Inutile dire chi io tifo per i piccoli alberi, che devono crescere lontano dai grandi, perché sotto un grande albero non può crescere un grande albero.

Cosa vi aspettate dalla manifestazione?

Sicuramente tanta attenzione alla sostenibilità ambientale, ma anche sociale ed economica. Noi ottici paladini del benessere visivo dobbiamo fare le nostre scelte con coerenza ed etica. Nei nostri negozi dovranno essere presenti prodotti che seguono una filiera produttiva rispettosa delle condizioni umane e sociali dei lavoratori. Evitare il surplus di produzione e ritornare al concetto di bello e buono. Ritrovare il prodotto che duri nel tempo dal grande valore intrinseco forse è l’unica strada per evitare che il mondo venga soffocato da cose buttate ma che avrebbero potuto essere ancora utilizzate. Credo che questa sia l’unica vera sostenibilità: porre attenzione a quello che noi possiamo fare direttamente e velocemente sulle nostre abitudini piuttosto che nasconderci dietro alle false aspettative delle imprese epiche. Si potrà salvare il mondo se ognuno fa la sua parte: noi del retail dobbiamo creare consapevolezza al consumatore finale che la sostenibilità, cioè acquistare “il bello e buono” che duri nel tempo è un’ arma potente che possiede.

Perché è importante che il retail partecipi all’evento?

Noi ottici siamo l’anello di congiunzione tra le aziende e il consumatore finale. Dobbiamo conoscere cosa offre il mercato e di cosa hanno bisogno i nostri clienti. Se siamo attenti e informati sicuramente il nostro lavoro e la nostra professione possono dare tantissimo in termine di valore. I nostri clienti sono sempre più consapevoli delle loro scelte e noi dobbiamo alzare l’asticella per quanto riguarda innovazione ed evoluzione. Solo partecipando a fiere come MIDO possiamo vivere appieno la nostra professione.

Cosa vi è mancato di più in questi 2 anni (relativamente all’assenza di una edizione fisica di Mido)?

Ho cominciato a partecipare a MIDO ancora da studente e la “nostra “ fiera è sempre stata e credo lo sarà sempre, la più importante fiera dell’ottica a livello internazionale. In questi due anni la cosa che mi è mancata è proprio questo: il piacere e l’onore di sentirsi parte di un progetto che porta innovazione, bellezza e utilità. MIDO ha la capacità di farti sentire un elemento in connessione con il mondo, pur restando a casa. Credo che le persone, i contatti umani facciano sempre la differenza, per cui attendo con grande entusiasmo la prossima edizione di Mido per provare di nuovo la sensazione di tornare a casa con nuove conoscenze e opportunità dopo un fantastico giro del mondo durato tre giorni.

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